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MILANO
Palazzo Citterio, il museo che verrà: in queste sale i capolavori di Brera
Stucchi e test dei colori: il restauro della storica dimora adiacente alla Pinacoteca è quasi ultimato. L’idea è di consentire le visite prima che gli spazi siano allestiti con le esposizioni permanenti.

Quasi conclusi i lavori di Palazzo Citterio. Si stanno smontando i ponteggi dalla facciata di via Brera. Terminate le prove colore sull’imponente portone d’ingresso in ferro per riportarlo all’originario antracite. Al dunque il collegamento con Brera attraverso il cortile interno e l’Orto botanico. A fine agosto, sarà consegnato alla Pinacoteca, cui spetterà di allestire i vasti spazi con le opere del Novecento tra cui quelle donate da Emilio e Maria Jesi, Medardo Rosso, Boccioni e Severini, e poi Morandi, Carrà, De Pisis, Sironi, Picasso. Fu pensando a collezioni di straordinario valore come queste che nel 1972 lo Stato acquistò il palazzo, per un miliardo e 104 milioni di lire, dal conte Giannino Citterio.

Gli ambienti recuperati da restauro e rifunzionalizzazione rilanciati dal ministero della Cultura, tre anni di cantiere, con i fondi Cipe, ospiteranno anche esposizioni temporanee, sale conferenze, al piano terra book shop e caffetteria. Alla vigilia della fine lavori, la Soprintendente della Città metropolitana, Antonella Ranaldi, auspica che il palazzo «si possa aprire in settembre, in occasione delle giornate europee del patrimonio. Mostrare accanto al decoroso palazzetto settecentesco restaurato le stigmate di interventi e aggiunte che creano un effetto ardito, certe volte straniante, sarà questo il suo fascino e la sua unicità».

Dietro alla facciata del palazzo (1764) già Furstenberg poi Rosenberg Colorni, convivono stratificate e ora cristallizzate dal restauro le diverse trasformazioni subite nel corso di quasi mezzo secolo. Come quelle del primo progetto, voluto da Franco Russoli, firmato da Ortelli e Sianesi a metà degli anni Settanta, primo step del progetto «Grande Brera», che sventrarono il palazzo, rialzando il piano superiore con lucernai e soffitti a cassettone di cemento armato e demolirono lo scalone storico. Interventi oggi forse anche solo impensabili. Opere iniziate e interrotte e poi riprese a distanza di dieci anni con la chiamata al civico 12 di via Brera dell’archistar James Stirling, l’artefice dell’espansione della Staatsgalerie di Stoccarda, con un progetto ancor più grandioso, di cui si realizzarono le sale ipogee, scendendo venti metri sotto il giardino. Tra il 1989 e il 2001, sposta il baricentro d’interesse da Palazzo Citterio al giardino. «Stirling muore nel 1992 senza vedere completato il suo lavoro — ricorda Ranaldi —. Il suo linguaggio è brutale e senza mediazioni per il cemento a vista, la scala a forbice con rampa centrale e soprattutto il pilastro centrale, iconico nel suo riferimento alla colonna dorica, si pensi anche ad Adolf Loos nel progetto di grattacielo a forma di colonna». Immensi spazi alti cinque volte un uomo. Ma si ripete la storia di false partenze e promesse tradite.

Anche questo intervento rimase incompiuto, bloccato dall’innalzamento della falda acquifera. Tutto è stato recuperato, messo in sicurezza, restaurato e dotato di impianti — come da progetto aggiudicato a seguito di gara — «con l’inserimento di una scala leonardesca a rampe incrociate che si stringono e si allargano — aggiunge la Soprintendente —. L’indirizzo era far convivere le diverse anime del palazzo, anche quelle più recenti, limitando le aggiunte se non quelle necessarie alla funzionalità». I dirigenti di Palazzo Litta hanno seguito «il restauro delle parti storiche, che avevano sopportato gli stravolgimenti dei 40 anni trascorsi, prima sottovalutate ed ora rivalutate per riemergere a nuova vita». Ed è così che nell’infilata di stanze al piano nobile, con affaccio su via Brera, sono ritornati alla luce i soffitti dipinti e gli stucchi, recuperate le porte. Sul lato verso il giardino, gli ambienti luminosi di gusto neoclassico.
Negli anni dei progetti di restauro iniziati e fermati per cambio di rotta o mancanza di fondi, il palazzo aprì due volte. La prima, nel 1984, per la grande personale di Alberto Burri. La seconda e ultima per «L’isola dei porci» di Paul McCarthy, ultima prova dell’esistenza di palazzo Citterio. Era il luglio 2010.

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Corriere della Sera
MILANO / CRONACA
18 giugno 2017 | 07:45

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Bramante a Milano e l’architettura fra Quattro e Cinquecento
giovedì 16 marzo 2017 | ore 17.00
Palazzo Arese Litta – corso Magenta 24
ingresso libero

Giovedì 16 marzo si terrà presso il Palazzo Arese Litta (corso Magenta 24), sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano, la presentazione di Bramante a Milano e l’architettura fra Quattro e Cinquecento, numero monografico della rivista “Arte Lombarda”. Dalle ore 17.00,

prima l’introduzione di Antonella Ranaldi (Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Milano) e
Alessandro Rovetta (docente dell’Università del Sacro Cuore
, nonchè direttore di Arte Lombarda),

poi gli interventi degli esperti Francesco Paolo Fiore (docente presso Sapienza Università di Roma) e
Luisa Giordano (docente all’Univesità di Pavia).

Alla base della ricerca l’obiettivo di celebrare anche a Milano il grande architetto urbinate e la sua esperienza in Lombardia, con la ripresa delle sue attività sotto il ducato sforzesco, fornendo novità documentarie, segnalazioni e nuove letture critiche: un allargamento tematico e metodologico dell’operato e dell’eredità del Bramante.

Un esempio è lo studio della luce: Bramante, come dimostra Frommel per la prima volta, prestava particolare attenzione all’uso della luce nell’architettura, tanto da sembrare quasi un architetto contemporaneo per l’attenzione che mette in questo aspetto sconosciuto nel Rinascimento.

Non mancano poi approfondimenti sull’utilizzo di materiali preziosi, come l’alabastro (Santa Maria presso san Satiro ne è un es.) e la differenza nell’uso di materiali a secondo della committenza. Inoltre il peso dell’esperienza di Bramanete in Lombardia e a Milano, secondo questi studi, condiziona le successive opere romane più note: non è un caso che in copertina ci sia lo studio per San Pietro dove Bramante riporta le piante del Duomo di Milano e di san Lorenzo; Bramante guarda quindi anche all’architettura gotica, cosa insolita per l’epoca… non solo all’antico)
L’influenza architettonica del Bramante a Milano è poi frequentemente riscontrabile anche se nascosta a occhi inesperti. Emblematici, a tal proposito, sono Palazzo Venzago della Fontana e Palazzo Trivulzio, entrambi ripresi nelle rivista da immagini e approfondimenti. Il primo, in piazza San Sepolcro, è fra le architetture milanesi più fedeli alle ideologie del Bramante, sebbene si tenda ad escludere un suo diretto coinvolgimento: manifesto del forte influsso dell’urbinate sulla scena architettonica milanese. Il secondo fu un ulteriore esempio dell’autorità di Bramante a Milano, con il suo cortile caratteristico costruito in presenza dello stesso architetto e una serie di altri elementi tipici del repertorio bramantesco (quale, ad esempio, la scala a quattro rampe minuziosamente analizzata nella rivista).

Evento in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.
Riconosciuti 2 cfp. Iscrizioni mediante im@teria, ricercando Ordine Architetti Milano

Download:
Invito_BramanteMilano.pdf

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Milano giovedì 16 marzo 2017
Bramante a Milano e l’architettura fra Quattro e Cinquecento

Giovedì 16 marzo si terrà presso il Palazzo Arese Litta (corso Magenta 24), sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano, la presentazione di Bramante a Milano e l’architettura fra Quattro e Cinquecento, numero monografico della rivista “Arte Lombarda”. Dalle ore 17.00,
prima l’introduzione di Antonella Ranaldi (Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio di Milano) e Alessandro Rovetta (docente dell’Università del Sacro Cuore, nonchè direttore di Arte Lombarda),
poi gli interventi degli esperti Francesco Paolo Fiore (docente presso Sapienza Università di Roma) e Luisa Giordano (docente all’Univesità di Pavia).
Alla base della ricerca l’obiettivo di celebrare anche a Milano il grande architetto urbinate e la sua esperienza in Lombardia, con la ripresa delle sue attività sotto il ducato sforzesco, fornendo novità documentarie, segnalazioni e nuove letture critiche: un allargamento tematico e metodologico dell’operato e dell’eredità del Bramante.
Un esempio è lo studio della luce: Bramante, come dimostra Frommel per la prima volta, prestava particolare attenzione all’uso della luce nell’architettura, tanto da sembrare quasi un architetto contemporaneo per l’attenzione che mette in questo aspetto sconosciuto nel Rinascimento.
Non mancano poi approfondimenti sull’utilizzo di materiali preziosi, come l’alabastro (Santa Maria presso san Satiro ne è un es.) e la differenza nell’uso di materiali a secondo della committenza. Inoltre il peso dell’esperienza di Bramanete in Lombardia e a Milano, secondo questi studi, condiziona le successive opere romane più note: non è un caso che in copertina ci sia lo studio per San Pietro dove Bramante riporta le piante del Duomo di Milano e di san Lorenzo; Bramante guarda quindi anche all’architettura gotica, cosa insolita per l’epoca… non solo all’antico)
L’influenza architettonica del Bramante a Milano è poi frequentemente riscontrabile anche se nascosta a occhi inesperti. Emblematici, a tal proposito, sono Palazzo Venzago della Fontana e Palazzo Trivulzio, entrambi ripresi nelle rivista da immagini e approfondimenti. Il primo, in piazza San Sepolcro, è fra le architetture milanesi più fedeli alle ideologie del Bramante, sebbene si tenda ad escludere un suo diretto coinvolgimento: manifesto del forte influsso dell’urbinate sulla scena architettonica milanese. Il secondo fu un ulteriore esempio dell’autorità di Bramante a Milano, con il suo cortile caratteristico costruito in presenza dello stesso architetto e una serie di altri elementi tipici del repertorio bramantesco (quale, ad esempio, la scala a quattro rampe minuziosamente analizzata nella rivista).

Evento in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.
Riconosciuti 2 cfp. Iscrizioni mediante im@teria, ricercando Ordine Architetti Milano

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Milano 14 marzo 2017
GLI AFFRESCHI TRECENTESCHI DELLA SALA DI GIOVANNI VISCONTI NELLE SOFFITTE DELL’ARCIVESCOVADO E L’EREDITÀ DI GIOTTO A MILANO
martedì 14 marzo, ore 17,30 – Museo di Brera, Sala della Passione
conferenza della Soprintendente Antonella Ranaldi
per gli “Amici di Brera”

MILANO – Cronaca Corriere della sera
GLI AFFRESCHI TRECENTESCHI DELLA SALA DI GIOVANNI VISCONTI NELLE SOFFITTE DELL’ARCIVESCOVADO E L’EREDITÀ DI GIOTTO A MILANO

URBANLIFE
Milano | Duomo – Gli affreschi ritrovati sotto il soffitto

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IDEE PER MILANO
Le piazze, luogo dell’incontro, della cultura e della partecipazione
Mercoledì 30 novembre ore 18.00 Triennale di Milano, viale Alemagna 6
Ne discutono:
Claudio De Albertis, Presidente Triennale di Milano
Pierfrancesco Maran, Assessore all’Urbanistica del Comune di Milano
Antonella Ranaldi, Soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano
Alberto Ferlenga, curatore Triennale Architettura
Qual è il ruolo sociale delle piazze?
Quali sono i modi per valorizzarle e renderle luoghi di aggregazione e socialità?
Milano, pur conservando i suoi tradizionali connotati urbanistici, è una città in continua crescita e trasformazione, dove anche le piazze, da Gae Aulenti a piazza Liberty, possono assumere nuovi significati e modalità di fruizione.

Ingresso libero.
Scarica locandina

Idee per Milano con Antonella Ranaldi -Le piazze luogo di incontri e di vita -Milano – Triennale – 30 Novembre 2016

VN Lombardia

TG3 del 7 marzo 2016 “prendersi cura della storia”

loghi

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Milano 25 novembre 2016
TIEPOLO A MILANO La decorazione dei Palazzi Archinto, Casati e Clerici
La Soprintendente Antonella Ranaldi invita alla presentazione del libro di Lorenzo Finocchi Ghersi: TIEPOLO A MILANO
venerdì 25 novembre ore 17 in Palazzo Clerici, sede dell’ISPI, Via Clerici, 5 – Milano

Intervengono con l’autore:
Giovanni Carlo Federico Villa , Università di Bergamo
Paola Villa Restauratrice Milano

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Antonella Ranaldi
Umbracula e i due Savi di Fausto Melotti

La XXI Triennale 2016 ha animato Milano con il design, le arti e l’architettura. Tra gli alberi nel giardino a destra dell’ingresso del Palazzo della Triennale, nel cuore della manifestazione, la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio ha allestito un piccolo padiglione, un guscio traforato che gioca con la luce e con l’ombra, Umbracula, ispirato ai tralci e ai rami intrecciati della Sala delle Asse di Leonardo nel Castello Sforzesco. È stato chiamato “L’architettura dell’ombra”.

L’autrice del libro Antonella Ranaldi (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano) ha esposto nel padiglione due dei Savi di Atene di Fausto Melotti e con Fulvio Irace ha declinato l’After nel tema delle addizioni all’esistente nell’architettura. I Savi di Atene sono i due fuochi del padiglione a forma di ellisse progettato da Attilio Stocchi, in uno spazio che è una pergola; un’Accademia, presidiata dai due Savi, erme moderne dei saggi dell’antichità, segnalata dal Totem di Italo Lupi.

I Savi vi intrattengono una disputa sull’After che è il tema della XXI Triennale 2016 ‑ design after design – sul divenire dell’architettura. Assurgono maestosi, nel contrappunto multiplo dei pilastri-totem, di forma prismatica a ricordare i Costante uomo in gesso di Fausto Melotti, prototipo dei Savi, nelle Triennali del 1936 e del 1940. La loro disputa continua sull’architettura e sulla contemporaneità

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I SAVI DI FAUSTO MELOTTI alla Triennale nel padiglione AFTER / UMBRACULA

Nella XXI Triennale di Milano 2016, il padiglione Padiglione After/Umbracula, progettato dall’arch. Attilio Stocchi, ospita al suo interno due dei Savi del gruppo scultoreo “La disputa dei sette savi di Atene” realizzato nel 1960-1962 da Fausto Melotti (Rovereto/TN 1901 – Milano 1986), per il nuovo Liceo Carducci.

I sette savi di Atene erano Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, Solone di Atene, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene e per settimo si diceva ci fosse Chilone spartano (Platone, Protagora, 343a). La disputa consisteva nel decidere chi fosse tra loro il più sapiente. Ma ognuno di quei saggi indicava l’altro, e così via in modo che mai si sarebbe avuta una concordanza di giudizio tra loro. Erano tutti e nessuno.
Riprendendo il tema della disputa, i Savi di Melotti erano disposti in modo che ognuno fosse rivolto verso l’altro, ma nessuno sguardo s’incrociava, solo il settimo non guardava nessuno degli altri, ovvero si rivolgeva allo spettatore.

Le sculture di Melotti, dopo essere state imbrattate, furono rimosse e dimenticate nei depositi e a seguito di vari spostamenti subirono fratture e rotture in più pezzi. Nel 2013 in occasione della loro esposizione all’Aeroporto Malpensa, nell’allestimento degli architetti Pierluigi Nicolin e Sonia Calzoni, sono state accuratamente ricomposte e restaurate (Studio Restauri Formica).
I Savi in pietra di Viggiù, come quelli successivi in marmo al PAC con sfondo l’opera di Gardella, ebbero una loro precedente versione in gesso negli esemplari del Costante uomo, esposti alla Triennale del 1936 e poi in quella del 1940.

Il ‘Costante Uomo’ fu eseguito da Fausto Melotti nel 1936 assieme ad altri undici statue analoghe, per la Sala della Coerenza allestita dallo studio di architetti B.B.P.R. (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) presso il Palazzo dell’Arte in occasione della VI edizione della Triennale di Milano. Dodici sculture scandivano ritmicamente lo spazio in un progetto che armonizzava colore, parola e piani, in una compiuta installazione ambientale.

Delle dodici statue, due sono state riesposte alla Triennale del 1940, sempre in un allestimento dei BBPR. In questa, i due Savi era posti di spalle. E a questa disposizione, su felice suggerimento della figlia di Melotti, Marta, ci si è ispirati nel nuovo padiglione per la XXI Triennale 2016, vicino al Palazzo della Triennale di Giovanni Muzio, nel luogo prossimo a quello delle precedenti edizione che videro partecipi il Costante Uomo.

Gli esemplari in gesso avevano sul petto l’impronta di una mano, che era quella ingrandita di Peressutti. In uno l’impronta era colorata di rosso.
Dell’originale composizione cinque sono andate perdute nei bombardamenti della seconda Guerra Mondiale, sette sono attualmente disperse in diverse collezioni private italiane.
La disposizione e collocazione, dietro a griglie di parole, di queste immobili, geometriche ed eleganti silhouettes antropomorfe, è documentata da foto storiche e dalle testimonianze successive dello stesso artista che ne scrisse, nonchè da una fitta bibliografia (Celant, 1994). Le erme si ispirano alle statue greche arcaiche e ai manichini e ai busti della pittura metafisica di De Chirico e di Morandi.

L’opera rappresenta una sintesi dei temi cari a Melotti: la celebrazione di una visione teatrale; il concetto di modulazione; l’idea del tema e delle variazioni, di derivazione musicale, reso dall’alternanza di pieni e vuoti e dei volumi positivi e negativi, e infine quello dell’architettura classica e razionalista, data dal ritmo delle griglie di ferro che appaiono come una sintesi astratta e geometrica delle colonne di un tempio.

Come si è accennato, le figure componenti il gruppo “Costante uomo” rappresentano inoltre l’archetipo, da cui discendono le serie successive di sculture e installazioni denominate dei “Sette Savi”, realizzate in diverse fasi dal Melotti per la città di Milano, una prima volta tra il 1960 e il 1962 in pietra di Viggiù per la committenza pubblica del Comune e destinate al cortile del Liceo Classico Carducci – recentemente restaurate sono attualmente di proprietà della Città metropolitana -; una seconda, in marmo di Carrara, databili al 1981 e sono installate nel giardino della Villa Belgioioso accanto al Padiglione d’Arte Contemporanea.

Proprio recentemente si è intercettato un esemplare del Costante uomo in gesso del 1936.

La Soprintendenza ne ha avviato in questi giorni il riconoscimento d’interesse per la tutela della scultura.

Realizzata negli anni della sua più feconda ricerca di sintesi all’interno della dialettica fra figura naturale e astrazione, fra serialità e unicità, fra materia e idea, il ”Costante Uomo” e i Savi nelle successive edizioni, sono un’opera chiave del percorso di Fausto Melotti che riveste un interesse artistico particolarmente importante sia in quanto prima testimonianza dell’indagine sul tema del rapporto dell’uomo con l’assoluto, sia perché indubitabilmente realizzata per una commissione pubblica legata alla città di Milano e alla Triennale, sia e soprattutto perché è una delle poche statue dell’omonima serie sopravvissute alla distruzione bellica e di cui non si siano perse le tracce in collezioni private ad oggi non note.

Dott.ssa Raffaella Bentivoglio-Ravasio

Arch. Antonella Ranaldi

VIDEO – XXI Triennale, i Savi di Melotti e l’architettura dell’ombra

VIDEO XXI Triennale, i Savi di Melotti e l’architettura dell’ombra – Svelato il padiglione della Soprintendenza belle arti

Corriere della sera – Cultura

ARTE .IT

ASK a News

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Parte il restauro di San Lorenzo a Milano

Parte i restauro della Basilica di San Lorenzo, a partire dall’annesso sacello di San’Aquilino. La Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio sta raccogliendo tra i privati i fondi necessari per il restauro della monumentale chiesa costruita all’epoca in cui Milano era la capitale dell’Impero romano d’Occidente. Ancora oggi la Basilica e l’annesso sacello di San’Aquilino conservano alcuni dei primi mosaici parietali, costruiti con pietre e materiali preziosi, provenienti dal lontano oriente. La particolare struttura della Basilica è un caposaldo fondamentale che anticipa lo stile delle chiese di bizantine: un corpo centrale e un deambulatorio lungo il piano terra e il piano superiore. Quest’ultimo chiamato matroneo. Per costruire la Basilica di San Lorenzo fu smantellato l’anfiteatro romano, che sorgeva poco lontano. I materiali sono riconoscibili sia per le colonne difronte al sagrato di San Lorenzo, sia per le colonne e volte in pietra all’interno della Basilica Maggiore

intervista video al Soprintendente Antonella Ranaldi, corriere sera milano TV del 8/5/2016
Guarda video per approfondire
corriere.it/parte-restauro-san-lorenzo

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LOMBARDIA

TGR
Lombardia

Prendersi cura della storia
Specialista in restauro architettonico, Antonella Ranaldi da un anno è alla guida della nuova soprintendenza delle Belle Arti e al Paesaggio di Milano, la più grande d’Italia. Una responsabilità che va dal patrimonio storico-culturale alla tutela del territorio.

Maxia Zandonai

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ARTE MAGAZINE
Venerdì, 15 Aprile 2016

Milano. Recuperate tre opere sottratte nel 1944 dalle truppe tedesche a Camaiore
Al termine di complesse indagini sono stati recuperati da Carabinieri, tre importantissimi dipinti razziati nel 1944 dalle truppe di occupazione naziste a Camaiore (Lucca) dalla villa dell’allora Principe di Lussemburgo. Lunedì 18 aprile, alle 11,30 nella Sala della Passione della Pinacoteca di Brera, a Milano, il vice comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Colonnello Alberto Deregibus, alla presenza del Capo del Dipartimento reati contro il patrimonio della Procura della Repubblica di Milano, Riccardo Targetti, e della Soprintendente Belle Arti e Paesaggio, Antonella Ranaldi, presenterà il recente recupero.

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Corriere della Sera
MILANO / CRONACA

Furti al Monumentale: «Presto un’ispezione» della Soprintendenza

Richiesti chiarimenti al Comune dopo i furti dei busti degli Ascari. Lapidi e sculture sono tutelate. I volontari: «Da mesi razzie di capolavori e ostacoli al censimento delle opere»
Sui furti al Monumentale interviene la Soprintendente regionale alle Belle arti e Paesaggio, Antonella Ranaldi. Una lettera al Comune, con la richiesta di chiarimenti sulle ultime sparizioni, cominciando dai busti dei piloti Antonio e Alberto Ascari sottratti da ignoti nei giorni scorsi. Anche perché le opere scomparse potrebbero essere molte di più. «A breve, mi recherò al Monumentale per un sopralluogo. Chiederò delucidazione sulla sparizione dei due busti e delle altre opere di cui si è avuta notizia. Se si è trattato di furti mi chiedo se il Comune ha presentato denuncia», dice la Soprintendente che, poi, aggiunge: «Il Cimitero Monumentale è sotto tutela, come è sotto tutela per legge ogni lapide, ogni scultura esposta o no alla pubblica vista, di cui è vietata la rimozione, senza autorizzazione, a prescindere che ci sia un decreto specifico». Il mese scorso, fu segnalata la sparizione di una croce di Lucio Fontana. In quel caso, come è poi emerso, ad ordinarne la rimozione era stato il proprietario del sepolcro, intenzionato a restaurare l’opera. Dimenticando, però, che sia la rimozione sia il progetto di restauro devono avere il via libera della Soprintendenza. Nel caso della tomba Ascari, invece, si tratta sicuramente di un furto. Inevitabile la polemica sulla sicurezza del luogo, dove ogni giorno entrano centinaia di persone. «Dove sono finite le telecamere di sorveglianza annunciate dal Comune? Presenterò un’interrogazione per saperne di più — dice Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fdi-An in Regione —. Il Monumentale è patrimonio della città, per le personalità sepolte e per le strutture di grande valore presenti. Se è possibile agire indisturbati qui, non oso immaginare cosa possa accadere a Musocco e Bruzzano».

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MILANO
Nel cantiere di Palazzo Citterio
Viaggio verso la Grande Brera –
Paola D’Amico e Nicola Vaglia /CorriereTv

I lavori sono cominciati in sordina, nel maggio di un anno fa. Proseguono a ritmo serrato. In dieci mesi sono state eseguite opere per due milioni di euro. Palazzo Citterio dovrà essere consegnato finito nel maggio del prossimo anno, per dare il via al progetto della Grande Brera. Qui troveranno posto le collezioni del Novecento della Pinacoteca di Brera, esposizioni temporanee, sale per conferenze e proiezioni, book shop e caffetteria. Dal giardino si arriverà alla Pinacoteca di Brera, attraverso la limonaia dell’Orto botanico. In queste immagini, un breve viaggio con la Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio Antonella Ranaldi sul cantiere. Il restauro dovrà cristallizzare gli interventi degli anni Settanta e quello di fine anni Ottanta dell’architetto inglese James Stirling.

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GALLARATE
Parte il restauro della Basilica di Santa Maria Assunta, un cantiere aperto alla città
A distanza di 150 anni dalla costruzione, la parrocchia avvia un importante intervento: un anno e mezzo di lavori e un progetto che vuole riscoprire l’edificio, con tanto di visite

Si staglia da un secolo e mezzo sui tetti del centro città, simbolo di una comunità non solo religiosa ma anche civile: ora la Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate ritroverà splendore grazie ad un restauro – su progetto degli architetti Paolo Gasparoli e Fabiana Pianezze – che recupererà le superfici interne degradate ma renderà anche più accessibile lo storico edificio religioso a bambini, famiglie e disabili


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Corriere della Sera
MILANO / CRONACA

PIAZZALE ACCURSIO
«Merita il restyling», via libera delle Belle arti al garage a cinque stelle
C’è l’ok della Soprintendenza al progetto di Lapo e De Lucchi per il recupero conservativo della stazione Agip. Il distributore, voluto da Enrico Mattei e realizzato nel 1952, è un’icona dell’arte post déco PIAZZALE ACCURSIO
«Merita il restyling», via libera delle Belle arti al garage a cinque stelle
C’è l’ok della Arch. Antonella Ranaldi Soprintendente Belle Arti e Paesaggio di Milano al progetto di Lapo e De Lucchi per il recupero conservativo della stazione Agip. Il distributore, voluto da Enrico Mattei e realizzato nel 1952, è un’icona dell’arte post déco

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Arte urbana e città metropolitana

sabato 28 novembre alle ore 17.00 al Teatro Franco Parenti in via Pier Lombardo 14, gli assessori Carmela Rozza (Lavori pubblici e Arredo urbano) e Filippo Del Corno (Cultura) partecipano all’incontro “Arte urbana e città metropolitana”, promosso dai Consiglieri comunali Emanuele Lazzarini e Paola Bocci.

A sei mesi dal lancio di “Muri Liberi” è il momento di fare un primo bilancio dell’iniziativa da parte del Comune di Milano. E non solo. L’evoluzione dell’Arte Urbana e la progressiva apertura da parte di istituzioni e privati ai suoi linguaggi hanno portato la Città Metropolitana a riconoscerne i numerosi soggetti culturali. L’evento “Arte Urbana Città Metropolitana” sarà l’occasione per incontrare la comunità attiva nel muralismo urbano sul territorio milanese. Dieci operatori culturali presentano i progetti organizzati quest’anno.

Intervengono: Paola Bocci, presidente della Commissione Cultura del Comune, Emanuele Lazzarini, Consigliere Comunale, Antonella Ranaldi, soprintendente Belle Arti e Paesaggio, Paolo Galuzzi, professore associato del Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e gli organizzatori di progetti non profit e for profit.

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05 ottobre 2015

Milano, Italia Nostra torna all’attacco: “Eliminare subito le piramidi dell’Expo Gate”
In Commissione si discute la richiesta di proroga avanzata per la Triennale del design. Sovrintendente: “Valuterò la proposta, anche quello della Triennale è un evento culturale”. Il sondaggio
Hanno criticato fin dall’inizio quelle piramidi di vetro e acciaio atterrate lì, a due passi dal Castello. E adesso che l’Expo Gate sembra destinato a vivere per un altro anno come ” porta” di accesso alla XXI Triennale internazionale dedicata al design, Italia Nostra torna all’attacco. E questa volta, dice il presidente Marco Parini, “contesteremo in ogni modo” un’eventuale proroga, “senza escludere la possibilità di ricorrere al Tar” per bloccare le autorizzazioni che verranno richieste.

IL SONDAGGIO – EXPO GATE ANCORA PER UN ANNO, SI’ O NO?

Hanno diviso fin dall’inizio la città, le architetture pensate per Expo. Tra chi ammira l’opera e il tratto contemporaneo del disegno dello studio Scandurra che ha fatto vivere un pezzo di centro come via Beltrami un tempo senza un’identità precisa. E chi, invece, critica la collocazione in un luogo così delicato. E adesso la battaglia sembra destinata a riaccendersi. Parini dice di non voler dare giudizi estetici che, spiega, rientrano nella ” sfera dell’opinabilità”. Per il presidente di Italia Nostra il problema è un altro. “Abbiamo contestato sin dal principio l’Expo Gate – ricorda – perché interrompe la prospettiva che da via Dante e Cordusio porta al Castello. Quello che non è accettabile è la collocazione in uno dei punti più affascinanti della ricostruzione ottocentesca della città, all’interno di questo cono ottico. Su tutta la piazza, sugli edifici e su foro Bonaparte c’è un vincolo paesaggistico che non può essere ignorato. Ci fu risposto che quei manufatti erano temporanei e che sarebbero stati rimossi”.

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MILANO / CRONACA

La Soprintendente: «Su Monte Stella e Qt8 già pronte nuove tutele»
L’architetto Ranaldi Antonella: aprire il capitolo vincoli per i palazzi post bellici di Figini e Pollini

Antonella Ranaldi da marzo è la nuova soprintendente Belle Arti e Paesaggi della Lombardia
«Milano è una scommessa, una città da scoprire un po’ alla volta, dove c’è un gigante nascosto, il Rinascimento». Ma è anche «è la città dell’Illuminismo e del Risorgimento». Antonella Ranaldi, 55 anni, architetto, romana, s’è insediata il 12 marzo scorso alla direzione della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, che con la recente rivoluzione del Mibact ha accorpato le Soprintendenze per i Beni Architettonici e Paesaggistici e per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici della Lombardia. La più grande Soprintendenza d’Italia. Fuori dal suo ufficio ancora per poco ospite di Palazzo Reale (entro fine giugno il trasloco a Palazzo Litta) da tre mesi c’è la coda. Bussano tecnici e comuni cittadini. Sulla scrivania, pile di fascicoli, ognuno studiato con l’occhio acuto del ricercatore. «Vedo questo lavoro anche come possibilità di fare ricerca, di studiare», confida la dottoressa Ranaldi, che ha all’attivo un dottorato e post dottorato e sette anni di insegnamento di restauro architettonico all’Università di Bologna. «Mi sto tuffando sugli argomenti milanesi», aggiunge. La trattativa sugli alberi lungo la tratta di M4. «Un iter impegnativo ma alla fine albero per albero siamo riusciti a salvarne tanti. Il risultato è stato una massiccia riduzione degli alberi da tagliare, anche in piazza Tricolore. Non sempre la prima soluzione di un progetto è quella valida. Noi in fondo ci siamo anche per questo».

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Corriere della Sera
MILANO / CRONACA

Il Duomo si illumina a nuovo:
«È la luce che dà forma all’architettura»

Arch. Antonella Ranaldi Soprintendente Belle Arti e Paesaggio di Milano La città di Milano illumina ……
alla presenza del cardinale Scola è stata inaugurata, in coincidenza con il primo giorno di Expo, la nuova illuminazione interna del Duomo. Un segno di bellezza e un simbolo della luce che deve illuminare il senso della vita, ha detto l’Arcivescovo

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1 maggio 2015 La città di Milano illumina la Cattedrale – intervista a Arch. Antonella Ranaldi

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Albero  diurnoaperturec

Milano segreta: l’Albergo diurno Venezia

Venerdì 3 dicembre 2015, alla presentazione dei lavori di riqualificazione di Piazza Oberdan e del ciclo di aperture straordinarie dell’Albergo Diurno Venezia, sono intervenuti Marco Magnifico, vicepresidente Esecutivo FAI, il Soprintendente alle Belle arti e paesaggio Antonella Ranaldi, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e arredo urbano Carmela Rozza, il capo delegazione FAI di Milano Matilde Sansalone e il vice capo delegazione Andrea Alessandri. – See more at: http://www.fondoambiente.it/Attivita-FAI/Index.aspx?q=albergo-diurno-venezia-aperture-straordinarie#sthash.JVtJL4sr.dpuf

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Mostra

La Grande Guerra. Fede e valore”
11 dicembre 2015-17 gennaio 2016
Sala Viscontea, 9-17.30 martedì-domenica

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Il Cenacolo in divisa da guerra – Chiara Madella

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Soprintendenza belle arti e paesaggio per le provincie di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza e Brianza Pavia Sondrio Varese
PROGETTO “Grande Guerra”
programma 500 GIOVANI PER LA CULTURA

autore della scheda: Chiara Madella
funzionario responsabile e relatore: Ivana Novani

Per approfondire:
http://graficheincomune.comune.milano.it/GraficheInComune/bacheca/LaGran…

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